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7 Ottobre 2026


Al via dal 19 al 24 ottobre 2026 la nuova edizione di DIGITALmeet, il grande festival dedicato alla diffusione della conoscenza digitale: la presentazione dell’edizione numero 14 presso la sede del BO dell’Università di Padova. Oltre 100 eventi in tutta Italia con la partecipazione di 150 Ambassador con focus su Pubblica Amministrazione, Salute, Sport, Data Center; il festival chiuderà con un extra-evento molto particolare il 28 ottobre: la 64k Stunning Running, una gara di coding online su quello che ancora oggi è il computer che detiene il Guinness dei Primati come più venduto al mondo: il Commodore 64. 

A partecipare alla conferenza stampa la Magnifica Rettrice dell’Università di Padova, Daniela Mapelli, l’assessora all’Innovazione e Transizione Digitale, Daniela Cera ed il prof Alessandro Sperduti, Professore Dipartimento di Matematica “Tullio Levi-Civita’’ dell’Università di Padova, Direttore Centro Augmented Intelligence FBK e Direttore dell’Human Inspired Technology Research Center dell’Università di Padova, introdotti da Gianni Potti, presidente di Fondazione Comunica e founder di DIGITALmeet.

«DIGITALmeet – spiega la rettrice Daniela Mapelli – ci insegna come possiamo usare la tecnologia a vantaggio delle persone. Come Università, infatti, possiamo non solo trasmettere conoscenze, ma anche fare in modo che futuri cittadini e cittadine imparino a comprendere le conseguenze, l’affidabilità e l’impatto sulle persone delle nuove tecnologie. Possiamo quindi contribuire a preparare nuove competenze e nuove responsabilità. Inoltre, eventi come DIGITALmeet possono essere un valido strumento per combattere le disuguaglianze, costituendo una sorta di alfabetizzazione alla portata di tutti».

«In questa quattordicesima edizione analizziamo – secondo Potti – la forza dirompente del digitale. DIGITALmeet è un movimento che cresce: aumentano le persone ma, cosa importante, cresce anche nell’età, oltre che nel numero. L’Istat prevede nei prossimi 25 anni un aumento dell’età media dei lavoratori e un elevato numero di persone oltre i 65 anni attive che dovranno continuare ad essere formate al pari delle nuove generazioni. In Italia (fonte Eurostat) circa 1 persona su 2 possiede competenze digitali adeguate: il divario rispetto alla media europea è ancora del 6 percento (54% vs 60% circa). E’ chiaro che è indispensabile continuare ad investire in questo ambito. E il lavoro che facciamo è questo: diffondere l’alfabetizzazione digitale al tempo dell’AI con oltre 100 eventi in tutta Italia».

Per Sperduti, «grazie alla sua natura digitale, un modello di AI può essere distribuito su scala mondiale a chiunque abbia accesso ad Internet. Un suo uso inconsapevolmente improprio, pertanto, può causare danni su scala planetaria. Non è quindi un caso che l’alfabetizzazione all’Intelligenza Artificiale sia un obbligo stabilito dall’articolo 4 dell’AI Act (Regolamento UE 2024/1689). Tuttavia, la diffusione dell’AI in ogni ambito quotidiano impone a tutti noi una maggior comprensione della sua natura».

«DIGITALmeet porta a Padova un tema che riguarda tutti, – chiude Cera – non solo chi lavora nel settore, ma cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione. L’innovazione tecnologica ha senso solo se cresce insieme alle competenze di chi la usa. Per questo è importante che il festival si rivolga a un pubblico trasversale, anche a chi solitamente si sente distante dal mondo del digitale. Iniziative che anche il comune organizza e supporta, tra le quali l’istituzione dei punti Digitale Facile. È necessario dotare tutti i cittadini delle competenze adeguate per usufruire dei tanti servizi offerti dal Comune e non solo, andando sempre più incontro alla realizzazione della Smart City: un’idea di città in cui la tecnologia sta al servizio delle persone, rende i servizi più semplici e accessibili e non lascia indietro nessuno. Ringrazio la Fondazione Comunica, organizzatrice della rassegna, l’Università di Padova, l’associazione ALUMNI, Infocamere, Venice Promex, Camera di Commercio di Padova e tutti i promotori per aver coinvolto anche Padova tra le sedi di un appuntamento così importante».


I NUMERI
La scorsa edizione DIGITALmeet è stata seguita da oltre 140mila persone, sommando presenze agli eventi e online. DIGITALmeet 2026 si conferma dunque come il più importante appuntamento italiano per la cultura digitale, un luogo di dialogo tra esperti, istituzioni e cittadini per affrontare le sfide dell’innovazione.

DIGITALmeet è promosso da Fondazione Comunica con il sostegno di: Considi, Caffè Diemme, Umana, Federmanager, Add Value, Abbott, Open Fiber, Evolution, Fineco Private Banking, Infocamere, Venice Promex, Camera di Commercio di Padova, Padova Looking Ahead & Beyond


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2 Ottobre 2026

Articolo di Paolo Cagnan

Promuovere l’alfabetizzazione digitale e offrire strumenti pratici per orientarsi nel mondo contemporaneo: nasce con questo spirito la collaborazione tra il gruppo Nord Est Multimedia (Nem) e DigitalMeet. Attraverso un ciclo di quattro videotalk gratuiti riservati agli abbonati e alle abbonate delle testate Nem, l’iniziativa vuole accompagnare i lettori in un percorso accessibile per acquisire maggiore autonomia e consapevolezza nell’uso delle tecnologie quotidiane.

I quattro appuntamenti si terranno online sulla piattaforma Teams nel mese di ottobre, dalle ore 18:00 alle 19:30, offrendo un’impostazione pratica e interattiva.

Il percorso si aprirà lunedì 5 ottobre con un incontro dedicato alle funzionalità dello smartphone, che vanno ben oltre chiamate e messaggi. Sotto la guida di Mirco Stradiotto, Dottorando in Bioinformatica | Dipartimento di Medicina Molecolare (Università degli Studi di Padova) i partecipanti impareranno a muoversi con Google Maps, a tradurre informazioni in altre lingue, a leggere QR code con la fotocamera e a digitalizzare e archiviare documenti su Google Drive tramite esercitazioni pratiche.

Venerdì 9 ottobre, il secondo appuntamento guidato da Stradiotto fornirà una guida essenziale alla navigazione su Internet. Qui sarà spiegato come sfruttare browser e motori di ricerca, introducendo i nuovi strumenti di intelligenza artificiale, e si approfondiranno i temi di privacy e cookie. Verranno inoltre forniti consigli utili per valutare l’affidabilità delle fonti ed evitare bufale o truffe online.

Lunedì 12 ottobre si affronterà la tutela della sicurezza online. Sempre con Stradiotto, gli abbonati scopriranno le buone pratiche per proteggere account e dispositivi, dalla scelta di password sicure all’autenticazione a due fattori, fino al riconoscimento di tentativi di phishing, messaggi e chiamate sospette.

Il ciclo si concluderà venerdì 16 ottobre con la lezione di Anna Rado Open Innovation Advisor e Formatrice sull’intelligenza artificiale. L’incontro spiegherà con parole semplici il funzionamento di strumenti generativi come ChatGPT, mostrandone l’utilità pratica nell’organizzazione di impegni, nella scrittura di testi e nella sintesi di informazioni, insegnando anche a verificare l’accuratezza delle risposte per un utilizzo critico.

L’importanza dell’iniziativa è ben sintetizzata Paolo Cagnan, vicedirettore di Nem con delegato al digitale: “Essere al servizio dei nostri lettori è un impegno costante che cerchiamo di declinare in ogni modo possibile. Questa è una delle declinazioni, altre ne seguiranno. Vale la pena seguirci, in modo non episodico. La community è per noi un asset centrale”.

Gianni Potti, fondatore di DigitalMeet, sottolinea lo start davvero positivo: “Tutto esaurito con tanto di lista d’attesa per quanti hanno aderito all’iniziativa gratuita congiunta del gruppo Nem con DigitalMeet con lo scopo di alfabetizzare quanti vogliono avvicinarsi al digitale per non essere esclusi dal mondo contemporaneo. Il digitale è una forza che trasforma il presente e costruisce il futuro. Ma la sua vera potenza nasce soprattutto dalle persone e la capacità di acquisire nuove competenze utilizzando la tecnologia in modo consapevole e responsabile e creativo: il digitale alla portata di tutti è la prima videolezione andata full. Altre ne seguiranno, quindi iscrivetevi!”.

 

 


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1 Ottobre 2026

Articolo di Marco Camporese per la rubrica Digital4Sport 

Dino Ponchio, presidente del CONI Veneto ed ex tecnico di atletica leggera, ha concesso un’intervista esclusiva, in prossimità dell’evento Digital Meet 2026, in cui ha raccontato i temi digitali connessi allo sport.

In qualità di presidente del CONI Veneto, quali strumenti pratici mette a disposizione questo ente per aiutare le società sportive a digitalizzarsi?

Posto che la classe dirigente delle società sportive è molto datata e poco pratica del mondo digitale, il CONI Veneto ha progettato e messo a terra un piano, “Internetxtutti”, in collaborazione con la Fondazione Comunica, per preparare e informare gli operatori sportivi sull’uso strategico del digitale, partendo dalle basi. Alcuni dei dirigenti più maturi hanno ancora difficoltà a utilizzare la mail. Con questo programma li portiamo a diventare più esperti, fino ad arrivare a programmare. Abbiamo messo a disposizione le competenze, fornendo ormai da sei anni tre livelli di informazione e formazione (base, intermedio e avanzato). In questo periodo abbiamo così aiutato migliaia di dirigenti a impratichirsi con il computer e il mondo digitale.

Ci sono fasce a cui si presta maggiore attenzione in tema di alfabetizzazione digitale?

Gli atleti e i giovani sono molto preparati. I dirigenti, invece, sono i più interessati perché sono i meno reattivi al cambiamento. La nostra missione è sollecitare l’attenzione di chi ha paura ad avvicinarsi, abbattendo le barriere e spiegando che l’accesso al primo livello è semplice. Lo stiamo facendo con contatti diretti attraverso la nostra rete territoriale, che comprende i delegati di ogni provincia, ciascuno dei quali ha una ventina di fiduciari. I fiduciari sono il tentacolo finale della nostra struttura, a contatto diretto con le società di base, e attraverso loro diamo informazioni e raccogliamo adesioni a questo progetto.

Nel suo programma post-Covid di candidatura a Presidente, aveva sottolineato l’importanza di dare uno stimolo all’innovazione tecnologica per favorire la pratica agonistica. Ritiene di essere riuscito in questo intento?

Come CONI abbiamo provato in tanti modi a promuovere il digitale, attraverso la formazione degli operatori sportivi e il progetto sopramenzionato. La strada da fare è ancora lunga e lo stiamo facendo con attività di base. Ci sono dirigenti e presidenti con cui ci si confronta e, per aprirsi al nuovo, bisogna rompere questa barriera di diffidenza. Stiamo cercando di farlo anche incentivando economicamente, tramite il progetto “Sportivamente”, sostenuto dalla Fondazione Cariparo, le società più evolute da questo punto di vista.

Guardando ai prossimi quattro anni, quale pensa che sia la sfida più importante in tema digitale per lo sport veneto?

Credo che il futuro che ci aspetta richieda di essere pronti a tutte le innovazioni. Soprattutto per le società di base, perché al vertice dell’organizzazione sportiva regionale, a livello di comitati regionali e di federazioni, c’è maggiore preparazione. Abbiamo 13.000 società sportive nel Veneto e ancora molte non sono pratiche nell’utilizzo di tutti i mezzi che hanno a disposizione per far conoscere ciò che fanno. Lavorano tanto e bene, ma non lo comunicano. Bisogna che, a livello di comunicazione, usando i mezzi più moderni, ci sia maggior coinvolgimento. Noi lo facciamo, per esempio, portando lo sport nelle piazze, sia a giugno sia a settembre, con la Giornata dello sport e con il Festival dello sport in Veneto. Sono occasioni, nelle principali piazze del Veneto, in cui portiamo le società con i loro gazebo a mostrare come lavorano, per catturare l’attenzione anche dei passanti, dei non addetti ai lavori. Perché le società possano illustrare quello che fanno, occorre utilizzare i mezzi messi a disposizione dalla digitalizzazione e dal variegato mondo di internet.

Come presidente, lei crede molto nella componente sociale dello sport. In che modo può esserci una maggiore integrazione da questo punto di vista?

Con la nuova amministrazione della Regione Veneto, grazie all’aiuto dell’assessore Roma, abbiamo progettato e messo a terra due progetti che coinvolgono sport e sociale. Lo sport si può declinare in centinaia di modi. A me, come insegnante e allenatore, piace molto l’aspetto educativo, rivolto al sociale. Avremo in futuro due progetti. Il primo sulla prevenzione della violenza di genere, che sarà presentato sabato 10 ottobre a Treviso. Il secondo partirà tra metà e fine ottobre e riguarderà la prevenzione del disagio giovanile apparente e soprattutto non apparente. Coinvolge ragazzi che vivono situazioni di disagio e che, attraverso lo sport, vorremmo indirizzare verso una disciplina sportiva e una pratica di vita sana ed equilibrata. È un modo con cui coniughiamo e decliniamo lo sport e il sociale. Lo stiamo promuovendo con tutte le nostre possibilità tramite i social, da Instagram a Facebook.

Lei ha messo in luce il fatto che da decenni una delle sfide più grandi è far sapere ciò che si fa a livello sportivo. La situazione è migliorata?

La situazione è fortemente migliorata, grazie anche all’impegno di atleti che, quando diventano maturi o lasciano il campo, vengono inseriti nelle società mettendo a disposizione la propria esperienza per seguire i giovani, come tecnici o per fare i dirigenti. Questa nuova linfa, che speriamo aumenti sempre di più in percentuale, ha dato una spinta, ma non è ancora sufficiente. Relativamente agli atleti, io dico sempre che, per alimentare la base della piramide dello sport, figure di riferimento. Gli olimpionici vincono due medaglie, quella che prendono sul podio, e quella che metto io sul loro collo, perché con il loro esempio innescano il meccanismo virtuoso per cui i ragazzi e le ragazze che li vedono si appassionano. Nel mio caso, all’epoca ho visto Berutti nei 200 metri alle Olimpiadi e da lì ho cominciato a fare atletica. Oggi i bambini vedono Sinner che vince a Roland-Garros o la Goggia nello sci. Questi sono esempi virtuosi per loro e, per questa ragione, vanno doppiamente valorizzati.

Per accedere ai corsi di Internetxtutti puoi iscriverti gratuitamente QUI


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25 Settembre 2026

L’innovazione sta trasformando profondamente il modo in cui ci prendiamo cura della salute. Dalla telemedicina, che rende l’assistenza sanitaria più accessibile e vicina ai cittadini, all’intelligenza artificiale, che apre nuove prospettive nella diagnosi, nella ricerca e nella cosiddetta medicina personalizzata. Su questi temi si è tenuto oggi a Padova, all’ex Foro Boario, il convegno “Tra telemedicina e AI: le nuove frontiere innovative per la nostra salute”, evento di preview di DIGITALmeet, il più grande festival italiano sull’alfabetizzazione digitale (dal 19 al 24 ottobre in tutta Italia). 

Ad aprire l’evento Gianni Potti, Presidente Fondazione Comunica e Founder DIGITALmeet,  Paolo Fortuna, Direttore Generale Azienda Ospedale Università di Padova, Barbara Aguiari, Business Manager Allianz Bank. Il presidente Potti ha sottolineato come “grazie all’evoluzione tecnologica la medicina stia cambiando paradigma: da medicina per tutti a medicina per ognuno di noi. Ma la corsa dell’IA non aspetta gli adeguamenti normativi. E il lavoro di Alfabetizzazione di DIGITALmeet è oggi, più che mai, attuale e necessario. L’AI Generativa oggi è impiegata da quasi due medici su tre, tra specialisti e  Medici di Medicina Generale, e da 1 infermiere su 3, spesso ricorrendo a piattaforme generaliste certo non progettate per l’uso sanitario. E lo stesso fanno i cittadini dove, attraverso i numerosi chatbot disponibili gratuitamente, ricercano informazioni su salute, farmaci e terapie. Parliamo di più di 1 su tre con tendenza in crescita. Il nostro lavoro di alfabetizzazione è solo all’inizio”.

Al centro della giornata il dibattito tra Gino Gerosa, Assessore alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria Regione del Veneto e Alessandro Sperduti, Professore Dipartimento di Matematica “Tullio Levi-Civita’’ dell’Università di Padova, Direttore Centro Augmented Intelligence FBK e Direttore dell’Human Inspired Technology Research Center dell’Università di Padova, moderati da Alessandro Zuin, Direttore Editoriale di Corriere Imprese. “L’invecchiamento della popolazione e la necessità di incrementare gli anni di vita in buona salute pongono sfide che un sistema sanitario regionale deve raccogliere e risolvere per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini – sottolinea Gino Gerosa, assessore regionale alla Sanità e alla Programmazione sanitaria -. Ecco che telemedicina e AI possono giocare un ruolo decisivo per ottenere le misure di prevenzione e cura al domicilio dei pazienti evitando le ospedalizzazioni e liberando risorse. Il lavoro di alfabetizzazione dei cittadini sulle nuove tecnologie diventa dunque importante rendendo l’utilizzo delle stesse più agevole ed efficace”.

Il prof. Alessandro Sperduti ha sottolineato come “l’intelligenza artificiale sta trasformando la medicina, soprattutto nella capacità di analizzare grandi quantità di dati. Uno degli ambiti nei quali l’evoluzione è più evidente è quello dell’imaging medico. L’intelligenza artificiale viene utilizzata nell’analisi di radiografie e tomografie”.  Ma la frontiera si sta spingendo ben oltre: “l’intelligenza artificiale può analizzare in serie grandi quantità di immagini, come ad esempio quelle della retina dei pazienti diabetici, e contribuire – si immagini un ampio screening – a individuare rapidamente casi che possono necessitare ulteriori accertamenti in capo al medico. L’AI può inoltre contribuire alla medicina personalizzata, mettendo in relazione il profilo genetico del paziente con malattie, farmaci ed eventuali effetti collaterali, e può essere utilizzata nella ricerca di nuove molecole, restringendo l’enorme spazio delle possibili combinazioni molecolari e individuando quelle potenzialmente più promettenti”. 

Un altro campo dove si stanno facendo interessanti sperimentazioni è quello dell’analisi della voce: “esistono già primi brevetti e sistemi che puntano a individuare, attraverso la voce, possibili segnali associati a condizioni mediche; l’idea – spiega il prof.Sperduti – è arrivare a utilizzare strumenti di uso quotidiano, compresi gli assistenti vocali, come ulteriore modalità per intercettare precocemente alcuni segnali legati a patologie”. Ma proprio mentre il mondo AI cresce ad una velocità incredibile, emerge una questione fondamentale: quanto possiamo fidarci del comportamento di un’intelligenza artificiale?

Uno dei problemi ancora aperti riguarda, sottolinea Sperduti, “la difficoltà di certificare completamente quello che sarà il comportamento di un sistema di AI ma questo vale anche per l’essere umano. Perciò l’AI può diventare uno strumento di supporto importante per il medico, ma non un sostituto del medico”.


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18 Settembre 2026

Articolo di Marco Camporese per la rubrica Digital4Sport

Sport e digitale sono due ambiti strettamente interconnessi. Soprattutto quando il secondo consente un miglioramento della performance atletica.
Rossano Galtarossa, Presidente della Federazione Italiana Canottaggio ed ex atleta olimpionico, rappresentante dell’Italia per cinque giochi olimpici estivi consecutivi, ha spiegato la sua idea di canottaggio digitale.

Presidente, lei riscontra un problema di alfabetizzazione digitale per persone, sopra i 40 anni, che svolgono ruoli di dirigenti e di allenatori sportivi?

Nel canottaggio, in questa fascia d’età, c’è ancora qualche allenatore che non è al passo della tecnologia. Sul fronte dei dirigenti questo problema è meno evidente. I tecnici non possono più chiamarsi fuori dal supporto della parte digitale. Nonostante molti siano competenti nel preparare gli atleti, tutti sono chiamati ad avere maggiore dimestichezza con i mezzi tecnologici e informatici.

Come si pongono gli allenatori di fronte all’utilizzo di sensori utilizzate nelle imbarcazioni?

Ad alti livelli, in federazione, abbiamo uno staff capitanato da un direttore tecnico che è molto attento a tutto ciò che è il supporto digitale e stiamo aggiornando i sistemi di rilevazione con sensori sulle imbarcazioni che utilizziamo. C’è un’implementazione, con altre offerte presenti sul mercato, per avere quindi un’analisi sempre più approfondita di quella che è la performance delle atlete e degli atleti. Sul fronte dei club locali, lo stato attuale è più distante perché è uno sport dove le risorse non sono così ingenti. C’è un minore utilizzo, esclusa una fetta di giovani allenatori che ha maggiore dimestichezza con questi strumenti.

Riguardo a questi dispositivi, noi possiamo mettere i sensori sull’attrezzatura, però se non si ha la capacità di analizzare i dati che si sono registrati, si perde tempo prezioso e non ci si avvale dell’aiuto che questa tecnologia può offrire.

Qual è stata l’evoluzione di questi sensori?


Nel canottaggio da molti anni si usa lo strumento di un computer di bordo che inizialmente aveva un lettore a cavo e che leggeva la frequenza di palate al minuto e poi restituiva un rilevamento cronometrico. Successivamente è stato implementato una tecnologia con GPS, perciò adesso abbiamo un sistema wireless più pratico nell’ utilizzo. A livello più alto, di squadre nazionali, lo staff tecnico utilizza molto le riprese video con i droni che si sincronizzano con la registrazione del GPS. Invece di investire molto tempo a guardare delle ore di filmati, verificano quando ci sono delle variazioni di velocità significative e quindi vanno a vedere le immagini di quel momento. Sia nel caso di un incremento positivo che di un incremento negativo, per capire cosa è successo.

Ha vissuto il canottaggio olimpico prima e dopo l’arrivo massiccio dei sensori e dei chip. Cosa è cambiato nel modo di allenarci e cosa resta insostituibile nel gesto tecnico?

La prima immagine divertente che mi viene in mente è di inizio anni ‘90 dell’allora Germania dell’Est. La loro nazionale veniva al nostro centro di preparazione olimpica in Umbria e in accordo con la federazione aveva allestito un’imbarcazione di quattro componenti. Attaccava una serie di accessori, tutti cablati e li alimentava con una batteria d’auto che metteva al posto del timoniere. Aldilà di questo aneddoto, nel nostro sport resta insostituibile la sensibilità dell’atleta. Ogni sportivo si muove su una barca che chiaramente galleggia su un fluido e lo fa ripetutamente ciclicamente, sia in una fase propulsiva che in una fase passiva. Nella fase passiva si muove contro la direzione della barca e questo implica un fattore di disturbo se non lo si fa con la miglior sintonia possibile. Oltre la preparazione fisiologica, metabolica, rimane necessariamente la sintonia e la sensibilità che l’atleta deve avere con l’attrezzatura.

In un’altra intervista ha sostenuto che la tecnologia supporta la consapevolezza ma non sostituisce l’istinto e i fattori mentali. Lei è anche mental coach, dove traccia il confine tra ciò che un dato può dirci e ciò che solo l’esperienza sul campo riesce a leggere?

Molti atleti giovani diventano un po’ schiavi di questi dispositivi che sono utilizzati in gara. Il regolamento nazionale e internazionale prevede che alcuni dispositivi possano essere utilizzati in gara, altri no. Questo comporta che in gara, quando si vuole ottenere la miglior performance, bisogna essere al massimo della sintonia con sé stessi, con l’attrezzatura e con i propri compagni. Il tutto deve essere gestito in funzione di quello che fanno gli avversari e delle condizioni meteorologiche. Nell’ultimo mondiale c’erano anche le condizioni di vento piuttosto particolari, era opportuno scegliere bene la propria strategia. È chiaro che se una persona basa la propria condotta di gara solo fissandosi su dei dati forniti da un supporto digitale, in questo caso elettronico, rischia di perdersi molte informazioni. Per sintetizzare l’atleta deve saper fare la sua performance e magari durante questa avere la possibilità di guardare un display che gli dia un dato che avvalori quello che lui sta percependo. Il dato può confermare oppure valorare quello che gli sta succedendo realmente. Ma l’atleta non può diventarne schiavo, soprattutto in un contesto sportivo in cui è molto importante che deve essere in sintonia con l’imbarcazione.

Questa intervista è un’anticipazione dell’evento “Un chip cambia la vita anche nello sport. Attrezzi sportivi e nuovi modi di misurare le performance e gli allenamenti” in programma il 20 Ottobre a Vicenza: ISCRIVITI ALL’EVENTO

 


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3 Settembre 2026

Articolo di Marco Camporese per la rubrica Digital4Sport

 

In Italia, secondo il rapporto Istat del 2025, la quota di persone con competenze digitali almeno di base è pari al 54,3% della popolazione nella fascia compresa tra i 16 e i 74 anni. Un dato lontano dall’obiettivo europeo, che punta a raggiungere l’80% entro il 2030.

In tema di alfabetizzazione digitale, il nostro Paese si posiziona al 19° posto su 27 Stati membri dell’Unione Europea.

Con il termine “alfabetizzazione digitale” si intende la capacità di saper utilizzare internet, media e social network in maniera consapevole e critica. Un’esigenza che riguarda soprattutto le persone della terza età, i giovanissimi e chi ha ancora difficoltà nell’utilizzo delle tecnologie.

Gianni Potti, imprenditore della comunicazione e del digitale, presidente della Fondazione Comunica e promotore dell’evento Digital Meet, sottolinea l’importanza di investire in questa abilità.

Presidente, i dati parlano chiaro: qual è la portata del problema e le sue soluzioni?

Il problema riguarda sia chi deve adottare nuove competenze digitali nel proprio posto di lavoro, per non essere escluso dal sistema produttivo, sia chi utilizza le competenze digitali nella quotidianità o per svago. Il progetto che, come Fondazione Comunica, proponiamo si chiama “Internetxtutti” e nasce per colmare il vuoto formativo evidenziato dai dati.

Il nostro lavoro ha l’obiettivo di far acquisire competenze digitali a tutti i cittadini, per renderli più competenti e consapevoli. Oggi siamo arrivati alla settima edizione. Quando abbiamo iniziato non sapevamo come avrebbe reagito il pubblico; l’ultimo evento che abbiamo organizzato a giugno di sabato mattina ha registrato il tutto esaurito.

Accanto all’interesse del pubblico ci voleva qualcuno che sposasse la causa, e un ringraziamento va a Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo, che insieme al CONI Veneto ha sostenuto l’iniziativa.

Chi sono i principali fruitori di internet per tutti?

I corsi sono rivolti agli iscritti del CONI Veneto ma anche al resto della popolazione: si va dai dirigenti sportivi di 40-60 anni ai ragazzi più giovani.

I corsi sono gratuiti e specialistici. Digital Meet e Fondazione Comunica portano avanti questo lavoro da circa dieci anni, ed è davvero un’altra epoca. Quando siamo partiti, il termine “alfabetizzazione digitale” credo non comparisse neppure sullo Zingarelli.

Abbiamo iniziato scegliendo le province del Veneto, individuando in ognuna 4 o 5 luoghi capofila e organizzando corsi gratuiti insieme alla provincia per i cittadini di quella zona. Poi siamo arrivati alla realtà dello sport, che è una delle più evolute. Ci siamo mossi con lo stesso metodo su aree culturali diverse, con lo stesso obiettivo: fare in modo che anche la persona più anziana possa aprire lo smartphone e trovare informazioni basilari, come per esempio l’orario di un autobus.

Ognuno ha le proprie esigenze: c’è chi con noi scrive un romanzo, chi si guarda i gol della Serie A. L’uso più interessante resta quello di base, in cui ciascuno, partendo dai propri interessi personali, riesce a utilizzare internet, smartphone e social con spirito critico e consapevolezza.

Parlando di sport, c’è un episodio concreto di una società o di un dirigente che ha cambiato marcia in termini di comunicazione grazie a questi corsi?

Ci sono dirigenti e allenatori che avevano già una certa dimestichezza tecnologica e che, dopo il corso, hanno iniziato a lavorare con i droni. Nel calcio si usano tecnologie sempre più all’avanguardia, per esempio per capire come si muovono le squadre in campo e quanti metri percorrono i giocatori. Questi strumenti forniscono così tanti dati che molti allenatori, senza di essi, non riuscirebbero più a impostare un allenamento. È davvero un salto di qualità.

Quali abilità si consolidano per chi esce da questi corsi?

C’è chi fa i compiti a casa con il nipotino che lo aiuta a muoversi nel digitale. Se non sfruttato questo è diventato un fattore di esclusione sociale: se non sai usare almeno un minimo le tecnologie, resti fuori da tante cose. Basti pensare alla Carta d’Identità Elettronica (CIE), che fino all’altro giorno era affiancata dallo SPID. A breve, con la carta d’identità europea, si potranno fare davvero molte operazioni utili nella quotidianità.

Per chi partecipa, il corso è solo uno stimolo ad avvicinarsi al digitale, noi promuoviamo l’avvicinamento, poi ognuno proseguirà il proprio percorso con i docenti digital evangelist di “Internetxtutti”.

Per accedere ai corsi puoi iscriverti gratuitamente QUI


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27 Luglio 2026

Dopo sei edizioni online, il forum di riferimento per security e cybersecurity torna in presenza con un format rinnovato, inserito nel cuore di un ecosistema fieristico unico in Europa.

C’è un momento in cui un evento smette di essere esclusivamente un appuntamento e diventa un punto di riferimento. Per secsolutionforum 2026, il momento è il 7 e 8 ottobre 2026 a BolognaFiere.

A dare sostanza a questa visione sarà un programma che esplora tutte le dimensioni della sicurezza contemporanea: dalla videosorveglianza all’antintrusione, dal controllo accessi all’antincendio, dalla cybersecurity alle smart city, fino ai temi emergenti dell’intelligenza artificiale applicata alla security e all’evoluzione del quadro normativo e tecnologico.

Un’offerta che riflette la duplice natura di secsolutionforum 2026: da un lato area espositiva dedicata alle soluzioni e alle innovazioni dei principali player del mercato, dall’altro luogo di formazione, aggiornamento e confronto professionale.

A Bologna si riuniranno infatti alcuni tra i più autorevoli esperti del settore, le realtà più rappresentative del mercato della sicurezza e le principali associazioni di categoria, dando vita a un’esperienza unica che coniuga contenuti, relazioni e opportunità di business.

A rendere ancora più coinvolgente l’esperienza contribuiranno gli Awards e i Security Management Café, format distintivi di secsolutionforum 2026 che affiancano ai contenuti tecnici, occasioni di dialogo, networking e valorizzazione delle migliori esperienze e innovazioni del comparto.

 

Perché Bologna, perché adesso

La scelta non è casuale. Bologna è un nodo strategico nei trasporti nazionali ed europei, sede di una delle fiere più prestigiose d’Italia, città che negli ultimi anni ha saputo costruire una propria identità forte di attrattività e riconoscibilità — come racconta il simbolo delle sue Torri, richiamato anche nell’allestimento di secsolutionforum come omaggio alla città ospitante. “Abbiamo voluto spostare a Bologna la capitale della sicurezza” — dice senza esitazioni Andrea Sandrolini, CEO di Ethos Media Group — “in un anno in cui il settore sente con forza il bisogno di ritrovarsi fisicamente.” Dopo sei edizioni online, il ritorno alla dimensione fisica non è una semplice scelta logistica: è una vera e propria dichiarazione di intenti. La sicurezza — fisica e digitale — si costruisce su relazioni reali, fiducia, confronto diretto. Contenuti e connessioni che il formato digitale non è in grado di ricreare.

Non solo una fiera

secsolutionforum 2026 si inserisce all’interno di Urban Tech 2026 – The Urban Technology Show, il primo hub fieristico europeo sulla gestione intelligente delle città, condividendo l’arena con eventi come SAIE 2026 e Fleet Manager Academy. Una co-location in grado di portare a BolognaFiere un pubblico allargato: dai decisori e tecnici della Pubblica Amministrazione agli operatori della mobilità e responsabili di infrastrutture urbane; tutti interlocutori naturali per chi lavora nell’ampio mondo della sicurezza odierno.

Perché la sicurezza non è più un settore isolato ma il tessuto connettivo dell’innovazione urbana. Ed è proprio qui, a Bologna, che il 7 e 8 ottobre 2026, i professionisti della security — da Security Manager a CISO, installatori/System Integrator a vendor a progettisti a funzionari della PA — troveranno oltre 100 eventi, 9 sale attive, più di 100 speaker/relatori e 4.000 mq dedicati al loro mondo. Due giorni intensi il cui programma rispecchia appieno l’identità intensa dell’universo della sicurezza.

“La nostra sfida è promuovere e diffondere nel comparto della sicurezza una vera cultura dell’innovazione, capace di generare dinamiche virtuose, valore condiviso e crescita sostenibile” — conclude Sandrolini.

L’evento è patrocinato da DIGITALmeet.

Per saperne di più: www.secsolutionforum.it


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21 Luglio 2026

Articolo di Salvo Ingargiola

Il francescano esperto di etica delle tecnologie è intervenuto durante un incontro dedicato alla “Magnifica Humanitas”. Il teologo ha sottolineato che l’enciclica mette in risalto la necessità di rendere i processi decisionali sull’Ai democratici. «Non bastano richiami generici all’etica, servono norme giuridiche adeguate»

«Quando abbiamo costruito le automobili, abbiamo messo i guardrail ai bordi della strada. La stessa cosa dobbiamo fare oggi con l’Intelligenza artificiale». È con questa immagine, semplice quanto efficace, che padre Paolo Benanti, teologo, francescano ed esperto di etica delle tecnologie, sintetizza la sfida lanciata dall’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.

L’occasione è un incontro promosso dall’Ufficio Pastorale Sociale, Lavoro e Custodia del Creato del Vicariato di Roma, dedicato proprio al nuovo documento pontificio. Siamo nel quartiere Prenestino, alla periferia della Capitale. Nonostante il caldo estivo, oltre ottanta persone affollano una piccola libreria di quartiere per discutere di intelligenza artificiale, democrazia e futuro.

L’intelligenza artificiale e i monopoli

Benanti entra subito nel merito. «Uno strumento che costa poco più di mille euro, un drone, con un semplice aggiornamento software può distruggere un carro armato Abrams, completamente rivestito d’acciaio, costato centinaia di milioni. In Ucraina abbiamo scoperto che quel codice viene aggiornato ogni cinque o sei minuti, rendendo ogni volta quell’arma completamente diversa».

Da buon francescano e allievo dei gesuiti, Benanti individua immediatamente il cuore dell’enciclica: il passaggio in cui Papa Leone XIV invita la comunità internazionale a “disarmare l’Ai”. “Vuol dire – scrive il Pontefice – rompere l’alleanza fra potenza tecnica e diritto di governare”. In altre parole, significa “sottrarla ai monopoli, impedirle di dominare l’umano”.

Chi controlla il software controlla tutto

«Chi controlla il software controlla tutto», osserva Benanti. È il potere della software-defined reality, della realtà definita dal software. Per spiegare quanto questo tema riguardi la vita quotidiana, il professore di Etica della tecnologia alla Luiss Guido Carli, a Roma, e alla Seattle University, negli States, ricorre a un’altra immagine. «Se domani volete entrare all’aeroporto di Fiumicino con un’arma, non potete farlo. Con l’Intelligenza artificiale, invece, potenzialmente sì. Con tre righe di codice si potrebbe trasformare perfino uno smartphone in un’arma, modificando il funzionamento della batteria fino a provocarne l’incendio».

Come si governa una realtà di questo tipo? È la domanda attorno alla quale ruota l’intera enciclica. La questione decisiva, infatti, non è scegliere se accettare o rifiutare l’Intelligenza artificiale, ma decidere se lasciarne il governo agli interessi di pochi oppure costruire una governance orientata al bene comune.
«Quel potere che abbiamo imparato ad addomesticare nei secoli – dall’Impero romano agli Stati moderni fino alle democrazie occidentali – oggi rischia di spostarsi nelle mani di pochi», avverte. «E non sono mani democratiche. Sono mani private che possono trasformare un giocattolo in un’arma con un semplice aggiornamento software».

Che fare?

Durante il dibattito interviene anche Alessandra Poggiani, direttore generale del Cineca, il più grande centro di calcolo in Italia. La domanda che attraversa l’incontro è inevitabile: che cosa bisogna fare?
«Il messaggio del Papa è molto chiaro», risponde Benanti. «Davanti a una macchina che può prendere decisioni capaci di incidere sulla vita delle persone, è evidente che tali decisioni non possono essere affidate a cinque soggetti in tutto il mondo».

Il riferimento è ai paragrafi 106, 107 e 108 di Magnifica Humanitas. Papa Leone XIV invita alla prudenza, chiede controlli rigorosi e, quando necessario, anche un rallentamento nell’adozione dell’Ai. Non per ostacolare il progresso, ma perché lo sviluppo tecnologico corre molto più velocemente della capacità delle istituzioni, del diritto e della società di comprenderne e governarne gli effetti. Per questo motivo, secondo il Pontefice, non bastano richiami generici all’etica. Servono norme giuridiche adeguate, organismi indipendenti di vigilanza, cittadini consapevoli e una politica capace di esercitare il proprio ruolo.

Condividere i processi perché siamo in democrazia

Soprattutto, non basta chiedere che l’Ai sia programmata secondo principi morali. Occorre, infatti, prima di tutto, chiedersi chi definisce quei valori e con quale legittimazione democratica. Se quei criteri vengono stabiliti da un numero ristretto di soggetti, saranno loro a imporre, spesso in modo invisibile, la propria visione del mondo attraverso gli algoritmi. «Il processo va condiviso», insiste Benanti. «Perché siamo in democrazia». 

Non tutti, però, condividono questa impostazione. «Peter Thiel, per esempio, ha reagito dicendo: “Se il Papa assume questa posizione, allora sta lavorando per i comunisti cinesi”. Lascio a voi ogni giudizio su queste parole», osserva Benanti con ironia.
Poi conclude: «o mi sento di parte. Tifo per la democrazia». Il rischio, spiega ancora, è che l’Intelligenza artificiale finisca per incidere su ogni ambito della vita: dall’accesso alle cure alla scuola, dal lavoro ai diritti fondamentali. «Per tali ragioni, questo strumento non può rimanere nascosto. Deve essere condiviso, negoziato, governato», ribadisce.

Fondamentali infrastrutture e una Ai Factory europea

Ma oggi non tutti partono dalle stesse condizioni. Le piattaforme e le grandi infrastrutture dell’Ai sono concentrate nelle mani di pochissimi attori, anche perché gli investimenti richiesti sono enormi. In questo scenario assume particolare rilievo il ruolo del Cineca, che ha ottenuto dalla Commissione europea 430 milioni di euro per la realizzazione di una Ai Factory europea.

«È fondamentale», osserva Alessandra Poggiani, «che insieme alle regole l’Europa costruisca anche una propria forza infrastrutturale, industriale e scientifica. Solo così potremo essere protagonisti e non semplici consumatori delle nuove tecnologie».

La sfida è anche culturale. Occorrono formazione, educazione e consapevolezza. Occorre coinvolgere il decisore politico, ma anche la scuola, l’università e tutti quei corpi intermedi nei quali si costruisce la società. «Il fenomeno va governato e condiviso», insiste Benanti. «Non è più soltanto una questione tecnica ma politica».

Il problema del potere

Quando, il 15 maggio scorso, Papa Leone XIV ha firmato Magnifica Humanitas, in occasione del 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII, molti hanno colto immediatamente la portata sociale e politica del documento. Come la Rerum Novarum interpretò le trasformazioni della rivoluzione industriale, oggi l’enciclica affronta le nuove concentrazioni di potere generate dall’Intelligenza artificiale. «È un problema di potere», conclude Benanti. «E oggi quel potere risiede in luoghi diversi da quelli tradizionali, dove interessi privati iniziano perfino a sostenere che la democrazia sia un esperimento fallito».

Serve una governance condivisa

«È il Far West, dove esiste un solo diritto: quello del più forte». L’alternativa indicata dall’enciclica è una governance condivisa dell’Intelligenza artificiale. O, per usare l’immagine di Papa Leone XIV, ricostruire una nuova Gerusalemme: una civiltà che non nasce dall’iniziativa del singolo, ma dalla comunità, dalla cooperazione e dalla responsabilità condivisa.

 

Fonte: vita.it


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15 Giugno 2026

Edvance è il primo Digital Education Hub italiano dedicato alla Cultura Digitale Avanzata per l’istruzione superiore. Nato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Missione 4 “Istruzione e Ricerca”, il progetto è coordinato dal Politecnico di Milano e coinvolge 16 tra università e istituzioni AFAM.

L’iniziativa ha portato alla creazione di una piattaforma che offre oltre 200 corsi online gratuiti, accompagnati da open badge per la certificazione delle competenze. L’offerta formativa è rivolta a studenti, docenti e professionisti e approfondisce temi strategici come intelligenza artificiale, gestione dei dati, sostenibilità digitale e approcci transdisciplinari.

Attraverso MOOC di alta qualità e modelli di blended learning, Edvance promuove una formazione innovativa, flessibile e accessibile. Il progetto punta inoltre sulla personalizzazione dei percorsi di apprendimento grazie alle micro-credential, che consentono di acquisire competenze specifiche e valorizzarle in ambito accademico e professionale.

 

Il 9 giugno scorso si è tenuto a Bologna l’evento finale del progetto Edvance “Infrastruttura di Cittadinanza”, una giornata dedicata alla condivisione dei risultati e alle visioni e prospettive future.

A una delle tavole rotonde dal titolo “AI, governance e responsabilità pubblica” ha preso parte Laura Locci, membro del comitato scientifico di DIGITALmeet. Al centro del dibattito la domanda cruciale: chi governa l’AI in educazione? Riflessione tra trasparenza, equità, inclusione e impatto sociale.

 

Scopri di più su https://www.edvance.it/edvance/app/home


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10 Giugno 2026

Prende il via la settima edizione di Startup Marathon, iniziativa dedicata a startup, spin-off universitari o PMI innovative promossa da Area Science Park, UniCredit Start Lab e Fondazione Comunica. Un progetto che negli anni ha consolidato un network nazionale di incubatori, acceleratori, università, parchi scientifici e tecnologici e altre organizzazioni che supportano lo sviluppo d’impresa, dando la possibilità a più di 200 tra le migliori realtà innovative italiane di conoscere e farsi conoscere da PMI, corporate e investitori italiani e internazionali partner della manifestazione.

Il format prevede che a “presentare” le proprie migliori startup, spin-off o PMI innovative siano proprio le organizzazioni di supporto, chiamate a candidare le realtà più promettenti del proprio network. Una modalità che consente di riunire le proposte innovative più interessanti del panorama nazionale e di accompagnarle in un percorso pensato per favorire il passaggio dal potenziale tecnologico alle opportunità di mercato.

La principale novità dell’edizione 2026 riguarda la differenziazione dei percorsi all’interno del contest. Ogni soggetto potrà candidare fino a un massimo di tre imprese partecipanti: fino a due startup, spin-off o PMI innovative con elevato potenziale di scale-up, già rivolte al mercato con i propri prodotti e servizi (in fase di Round A o B e con TRL superiore a 5); e fino a una realtà in fase early stage (con TRL non superiore a 5) ma già caratterizzata da un alto potenziale di crescita. L’obiettivo è valorizzare sia le imprese innovative più mature, alla ricerca di investimenti, partner industriali e percorsi di open innovation, sia i progetti in una fase iniziale di sviluppo, che possono trovare nella competizione un’occasione di visibilità, confronto e accelerazione.

Accanto alla startup competition viene confermato anche il programma Open Innovation B2B, studiato per consentire alle aziende partner della manifestazione di presentare le proprie esigenze di innovazione a cui potranno rispondere startup, PMI innovative e progetti imprenditoriali supportati da incubatori, acceleratori, parchi scientifici e tecnologici e università. Le imprese candidate dovranno disporre almeno di un prototipo di ricerca funzionante e proporre soluzioni coerenti con le aree di interesse espresse dai partner. A quelle ritenute più idonee sarà data la possibilità di accedere a incontri one-to-one con le corporate per presentare direttamente il proprio progetto di innovazione.

La partecipazione a Startup Marathon e al programma Open Innovation B2B è gratuita. Il termine per l’adesione dei soggetti e per la presentazione delle candidature è fissato al 15 settembre, mentre le imprese partecipanti dovranno completare il processo di candidatura entro il 30 settembre, inviando la documentazione richiesta.

Alla chiusura delle candidature verranno selezionate le startup che parteciperanno allo Startup Marathon Digital Day, in programma il 22 ottobre all’interno del programma del Digitalmeet. Durante l’evento digitale i progetti saranno presentati attraverso video pitch e valutati da una giuria composta da rappresentanti dei promotori, imprenditori, business angel, venture capitalist, manager, ed esperti del mondo dell’innovazione. In questa fase verranno selezionate le 10 finaliste che accederanno allo Startup Marathon Final Ten, in programma il 17 novembre nello spazio eventi della Tower Hall di UniCredit a Milano, dove si sfideranno in una pitch competition in presenza.

I premi

I premi confermano la vocazione dell’iniziativa a trasformare la visibilità del contest in opportunità concrete di crescita. Alla startup prima classificata verrà offerta la partecipazione al programma di accelerazione UniCredit Start Lab e sarà inserita, così come la seconda e la terza classificata, tra le preselezionate per prendere parte alla missione nazionale al CES di Las Vegas, la più importante fiera al mondo dedicata all’innovazione e alle nuove tecnologie.

Verranno inoltre assegnati dei premi speciali. Uno alla migliore startup, spin-off o PMI innovativa con composizione sociale a maggioranza femminile, che potrà partecipare al programma di accelerazione internazionale BoostHerUp organizzato da Area Science Park e Angels for Women. Uno alla migliore startup in fase early stage, che avrà accesso ad un percorso di accompagnamento dedicato realizzato da WDA. Infine un Premio speciale AI per l’impiego innovativo dell’intelligenza artificiale come componente strategica e distintiva del proprio modello di business, offerto da CIAI–Consorzio Italiano Artificial Intelligence. Sarà stilata anche una classifica delle organizzazioni che supportano e candidano le startup, a cui verrà assegnato un punteggio in base al posizionamento delle imprese candidate. Alle prime tre classificate sarà offerto un accesso privilegiato all’Executive MBA in Business Innovation realizzato dal MIB Trieste School of Management, riconoscimento previsto anche per tutte le 10 startup finaliste.

«Startup Marathon intercetta ogni anno tecnologie che nascono spesso da percorsi di ricerca complessi e che, proprio per questo, hanno bisogno di strumenti adeguati per arrivare al mercato. Il deep tech è uno degli ambiti in cui questo passaggio è più delicato: servono competenze scientifiche, capitali pazienti, partner industriali e occasioni di confronto capaci di trasformare soluzioni ad alto contenuto tecnologico in prodotti e servizi con un impatto reale. La nuova distinzione tra percorsi dedicati alle realtà più mature, già pronte a scalare, e startup early stage con un forte potenziale di crescita risponde a questa esigenza: riconoscere fasi di sviluppo diverse e costruire per ciascuna opportunità coerenti, valorizzando sia chi è già vicino al mercato sia chi sta sviluppando oggi le tecnologie che potranno generare innovazione nei prossimi anni», afferma Roberto Pillon, responsabile dell’ufficio Generazione d’impresa di Area Science Park.

«Startup Marathon si conferma anno dopo anno un’iniziativa strategica per la valorizzazione dell’innovazione imprenditoriale italiana, capace di mettere in rete talenti, idee e competenze provenienti da tutto il territorio nazionale. Il progetto favorisce il dialogo tra startup, incubatori, acceleratori, università e centri di ricerca, contribuendo a rafforzare un ecosistema che rappresenta un motore essenziale per la competitività e lo sviluppo del Paese», dichiara Gianni Potti, Presidente di Fondazione Comunica e ideatore di DIGITALmeet. «In un contesto in cui l’accesso ai capitali e agli investimenti per le imprese innovative continua a rappresentare una sfida significativa, iniziative come Startup Marathon svolgono un ruolo determinante nel dare visibilità ai progetti ad alto potenziale e nel favorirne la crescita. L’obiettivo è sostenere la nascita e il consolidamento di realtà imprenditoriali innovative, generando nuove opportunità di sviluppo economico, occupazione qualificata e crescita sostenibile per i territori».

«Crediamo fortemente che lo sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione richieda un impegno continuativo, capace di attivare leve mirate a supporto della crescita delle startup. In questo contesto, la Startup Marathon rappresenta un’azione concreta che valorizza il talento imprenditoriale e favorisce connessioni di qualità tra innovatori, aziende e partner strategici. Attraverso UniCredit Start Lab, da oltre dieci anni accompagniamo startup e PMI innovative nei loro percorsi di sviluppo, contribuendo a trasformare idee ad alto contenuto tecnologico in imprese con soluzioni concrete e sostenibili. Partecipare a questa iniziativa significa rafforzare il settore tech, aperto e orientato al futuro, in cui collaborazione e visione comune sono elementi chiave per generare impatto», aggiunge Francesca Perrone, Head of ESG & Start Lab Italy, UniCredit.

«Con la settima edizione di Startup Marathon confermiamo la nostra missione: creare connessioni concrete tra startup, imprese, investitori e organizzazioni che sostengono l’innovazione. In questi anni abbiamo costruito una rete nazionale capace di valorizzare i migliori progetti imprenditoriali e di trasformare idee innovative in opportunità di crescita. Oggi Startup Marathon è sempre più un luogo d’incontro tra domanda e offerta di innovazione, dove talenti, competenze e capitali possono collaborare per generare valore per il sistema economico del Paese. La settima edizione rappresenta un nuovo passo in questo percorso, rafforzando ulteriormente il dialogo tra ecosistema startup e mondo industriale attraverso il contest e le attività di Open Innovation B2B», commentano Antonio Bassi, Maurizio Caradonna e Renzo Chervatin, founder di Startup Marathon

I partner

Oltre ai tre promotori, sono diversi i partner che sostengono Startup Marathon e contribuiscono a rafforzare la rete nazionale dell’iniziativa tra imprese, investitori, soggetti dell’innovazione, mondo finanziario e realtà industriali. Si tratta di 360 Capital, Angels For Women, ASAC, Athesis, Avvio Capital, Bando Easy, Camera di commercio italiana per la Svizzera, Camst Group, CAREL, Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, Chiesi, Clover Venture, Consorzio Italiano Artificial Intelligence, CRCLEX, DBA Group, Digital Artifex, Eatable Adventures, ELIS Innovation Hub, Eurotherm, Fastweb, FITT, Flanders Investment & Trade, Fondazione Nord Est, Galdi, Giordano Controls, HiRef, Infinite Area, InnovUp, Irinox, Italian Angels for Growth, Italian Business Angels Network, Italtel, LIFTT, Manni Group, Master Builders Solutions, Mastercard, Maxfone, Merakyn, MIB Trieste School of Management, MITO Tech Ventures, Mountain X, NEWU, One Factory, San Marco Group, SIT, Smartland, Sofidel, STEP, Tecnica Group, Technital, Technowrapp, Unicorn Trainers Club, Venture Factory, Veronafiere, WDA, Withers e Würth.

Le passate edizioni

La nuova edizione si apre dopo il successo di Startup Marathon 2025, che ha visto la partecipazione di quasi 60 startup e PMI innovative candidate da incubatori, acceleratori, centri di ricerca e università di tutta Italia. A vincere la sesta edizione è stata CDC Studio, startup pisana supportata da Murate Idea Park. Al secondo posto si è classificata GeneSys Bio, startup viterbese supportata da Almacube. Terza classificata la torinese NanoMuG, supportata dall’incubatore 2i3T dell’Università di Torino. UniCredit Start Lab ha inoltre assegnato un premio speciale alla startup Cyber Evolution, di Ascoli Piceno, supportata da Gellify.

Nata nel 2020, Startup Marathon negli anni ha selezionato e premiato aziende innovative attive in settori come l’intelligenza artificiale, la diagnostica, l’IoT, la sostenibilità, le biotecnologie, l’healthcare, le tecnologie industriali avanzate, la cybersecurity e l’economia circolare. Tra i vincitori delle passate edizioni ci sono Soundsafe Care, spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che combina robotica e ultrasuoni per il trattamento non invasivo dei tumori; Katakem, startup che ha sviluppato un reattore chimico che consente di digitalizzare un processo chimico trasformandolo in un file replicabile ovunque; CAEmate, realtà che ha sviluppato un software per la manutenzione predittiva delle infrastrutture; Aisent, che fornisce servizi basati su AI, machine learning e computer vision; M2Test, spin-off dell’Università di Trieste che ha creato un innovativo metodo di diagnosi per l’osteoporosi; e CDC Studio, vincitrice dell’edizione 2025 con una tecnologia per trasformare scarti tessili in polimeri riutilizzabili per l’industria.