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25 Settembre 2026

L’innovazione sta trasformando profondamente il modo in cui ci prendiamo cura della salute. Dalla telemedicina, che rende l’assistenza sanitaria più accessibile e vicina ai cittadini, all’intelligenza artificiale, che apre nuove prospettive nella diagnosi, nella ricerca e nella cosiddetta medicina personalizzata. Su questi temi si è tenuto oggi a Padova, all’ex Foro Boario, il convegno “Tra telemedicina e AI: le nuove frontiere innovative per la nostra salute”, evento di preview di DIGITALmeet, il più grande festival italiano sull’alfabetizzazione digitale (dal 19 al 24 ottobre in tutta Italia). 

Ad aprire l’evento Gianni Potti, Presidente Fondazione Comunica e Founder DIGITALmeet,  Paolo Fortuna, Direttore Generale Azienda Ospedale Università di Padova, Barbara Aguiari, Business Manager Allianz Bank. Il presidente Potti ha sottolineato come “grazie all’evoluzione tecnologica la medicina stia cambiando paradigma: da medicina per tutti a medicina per ognuno di noi. Ma la corsa dell’IA non aspetta gli adeguamenti normativi. E il lavoro di Alfabetizzazione di DIGITALmeet è oggi, più che mai, attuale e necessario. L’AI Generativa oggi è impiegata da quasi due medici su tre, tra specialisti e  Medici di Medicina Generale, e da 1 infermiere su 3, spesso ricorrendo a piattaforme generaliste certo non progettate per l’uso sanitario. E lo stesso fanno i cittadini dove, attraverso i numerosi chatbot disponibili gratuitamente, ricercano informazioni su salute, farmaci e terapie. Parliamo di più di 1 su tre con tendenza in crescita. Il nostro lavoro di alfabetizzazione è solo all’inizio”.

Al centro della giornata il dibattito tra Gino Gerosa, Assessore alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria Regione del Veneto e Alessandro Sperduti, Professore Dipartimento di Matematica “Tullio Levi-Civita’’ dell’Università di Padova, Direttore Centro Augmented Intelligence FBK e Direttore dell’Human Inspired Technology Research Center dell’Università di Padova, moderati da Alessandro Zuin, Direttore Editoriale di Corriere Imprese. “L’invecchiamento della popolazione e la necessità di incrementare gli anni di vita in buona salute pongono sfide che un sistema sanitario regionale deve raccogliere e risolvere per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini – sottolinea Gino Gerosa, assessore regionale alla Sanità e alla Programmazione sanitaria -. Ecco che telemedicina e AI possono giocare un ruolo decisivo per ottenere le misure di prevenzione e cura al domicilio dei pazienti evitando le ospedalizzazioni e liberando risorse. Il lavoro di alfabetizzazione dei cittadini sulle nuove tecnologie diventa dunque importante rendendo l’utilizzo delle stesse più agevole ed efficace”.

Il prof. Alessandro Sperduti ha sottolineato come “l’intelligenza artificiale sta trasformando la medicina, soprattutto nella capacità di analizzare grandi quantità di dati. Uno degli ambiti nei quali l’evoluzione è più evidente è quello dell’imaging medico. L’intelligenza artificiale viene utilizzata nell’analisi di radiografie e tomografie”.  Ma la frontiera si sta spingendo ben oltre: “l’intelligenza artificiale può analizzare in serie grandi quantità di immagini, come ad esempio quelle della retina dei pazienti diabetici, e contribuire – si immagini un ampio screening – a individuare rapidamente casi che possono necessitare ulteriori accertamenti in capo al medico. L’AI può inoltre contribuire alla medicina personalizzata, mettendo in relazione il profilo genetico del paziente con malattie, farmaci ed eventuali effetti collaterali, e può essere utilizzata nella ricerca di nuove molecole, restringendo l’enorme spazio delle possibili combinazioni molecolari e individuando quelle potenzialmente più promettenti”. 

Un altro campo dove si stanno facendo interessanti sperimentazioni è quello dell’analisi della voce: “esistono già primi brevetti e sistemi che puntano a individuare, attraverso la voce, possibili segnali associati a condizioni mediche; l’idea – spiega il prof.Sperduti – è arrivare a utilizzare strumenti di uso quotidiano, compresi gli assistenti vocali, come ulteriore modalità per intercettare precocemente alcuni segnali legati a patologie”. Ma proprio mentre il mondo AI cresce ad una velocità incredibile, emerge una questione fondamentale: quanto possiamo fidarci del comportamento di un’intelligenza artificiale?

Uno dei problemi ancora aperti riguarda, sottolinea Sperduti, “la difficoltà di certificare completamente quello che sarà il comportamento di un sistema di AI ma questo vale anche per l’essere umano. Perciò l’AI può diventare uno strumento di supporto importante per il medico, ma non un sostituto del medico”.


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18 Settembre 2026

Articolo di Marco Camporese per la rubrica Digital4Sport

Sport e digitale sono due ambiti strettamente interconnessi. Soprattutto quando il secondo consente un miglioramento della performance atletica.
Rossano Galtarossa, Presidente della Federazione Italiana Canottaggio ed ex atleta olimpionico, rappresentante dell’Italia per cinque giochi olimpici estivi consecutivi, ha spiegato la sua idea di canottaggio digitale.

Presidente, lei riscontra un problema di alfabetizzazione digitale per persone, sopra i 40 anni, che svolgono ruoli di dirigenti e di allenatori sportivi?

Nel canottaggio, in questa fascia d’età, c’è ancora qualche allenatore che non è al passo della tecnologia. Sul fronte dei dirigenti questo problema è meno evidente. I tecnici non possono più chiamarsi fuori dal supporto della parte digitale. Nonostante molti siano competenti nel preparare gli atleti, tutti sono chiamati ad avere maggiore dimestichezza con i mezzi tecnologici e informatici.

Come si pongono gli allenatori di fronte all’utilizzo di sensori utilizzate nelle imbarcazioni?

Ad alti livelli, in federazione, abbiamo uno staff capitanato da un direttore tecnico che è molto attento a tutto ciò che è il supporto digitale e stiamo aggiornando i sistemi di rilevazione con sensori sulle imbarcazioni che utilizziamo. C’è un’implementazione, con altre offerte presenti sul mercato, per avere quindi un’analisi sempre più approfondita di quella che è la performance delle atlete e degli atleti. Sul fronte dei club locali, lo stato attuale è più distante perché è uno sport dove le risorse non sono così ingenti. C’è un minore utilizzo, esclusa una fetta di giovani allenatori che ha maggiore dimestichezza con questi strumenti.

Riguardo a questi dispositivi, noi possiamo mettere i sensori sull’attrezzatura, però se non si ha la capacità di analizzare i dati che si sono registrati, si perde tempo prezioso e non ci si avvale dell’aiuto che questa tecnologia può offrire.

Qual è stata l’evoluzione di questi sensori?


Nel canottaggio da molti anni si usa lo strumento di un computer di bordo che inizialmente aveva un lettore a cavo e che leggeva la frequenza di palate al minuto e poi restituiva un rilevamento cronometrico. Successivamente è stato implementato una tecnologia con GPS, perciò adesso abbiamo un sistema wireless più pratico nell’ utilizzo. A livello più alto, di squadre nazionali, lo staff tecnico utilizza molto le riprese video con i droni che si sincronizzano con la registrazione del GPS. Invece di investire molto tempo a guardare delle ore di filmati, verificano quando ci sono delle variazioni di velocità significative e quindi vanno a vedere le immagini di quel momento. Sia nel caso di un incremento positivo che di un incremento negativo, per capire cosa è successo.

Ha vissuto il canottaggio olimpico prima e dopo l’arrivo massiccio dei sensori e dei chip. Cosa è cambiato nel modo di allenarci e cosa resta insostituibile nel gesto tecnico?

La prima immagine divertente che mi viene in mente è di inizio anni ‘90 dell’allora Germania dell’Est. La loro nazionale veniva al nostro centro di preparazione olimpica in Umbria e in accordo con la federazione aveva allestito un’imbarcazione di quattro componenti. Attaccava una serie di accessori, tutti cablati e li alimentava con una batteria d’auto che metteva al posto del timoniere. Aldilà di questo aneddoto, nel nostro sport resta insostituibile la sensibilità dell’atleta. Ogni sportivo si muove su una barca che chiaramente galleggia su un fluido e lo fa ripetutamente ciclicamente, sia in una fase propulsiva che in una fase passiva. Nella fase passiva si muove contro la direzione della barca e questo implica un fattore di disturbo se non lo si fa con la miglior sintonia possibile. Oltre la preparazione fisiologica, metabolica, rimane necessariamente la sintonia e la sensibilità che l’atleta deve avere con l’attrezzatura.

In un’altra intervista ha sostenuto che la tecnologia supporta la consapevolezza ma non sostituisce l’istinto e i fattori mentali. Lei è anche mental coach, dove traccia il confine tra ciò che un dato può dirci e ciò che solo l’esperienza sul campo riesce a leggere?

Molti atleti giovani diventano un po’ schiavi di questi dispositivi che sono utilizzati in gara. Il regolamento nazionale e internazionale prevede che alcuni dispositivi possano essere utilizzati in gara, altri no. Questo comporta che in gara, quando si vuole ottenere la miglior performance, bisogna essere al massimo della sintonia con sé stessi, con l’attrezzatura e con i propri compagni. Il tutto deve essere gestito in funzione di quello che fanno gli avversari e delle condizioni meteorologiche. Nell’ultimo mondiale c’erano anche le condizioni di vento piuttosto particolari, era opportuno scegliere bene la propria strategia. È chiaro che se una persona basa la propria condotta di gara solo fissandosi su dei dati forniti da un supporto digitale, in questo caso elettronico, rischia di perdersi molte informazioni. Per sintetizzare l’atleta deve saper fare la sua performance e magari durante questa avere la possibilità di guardare un display che gli dia un dato che avvalori quello che lui sta percependo. Il dato può confermare oppure valorare quello che gli sta succedendo realmente. Ma l’atleta non può diventarne schiavo, soprattutto in un contesto sportivo in cui è molto importante che deve essere in sintonia con l’imbarcazione.

Questa intervista è un’anticipazione dell’evento “Un chip cambia la vita anche nello sport. Attrezzi sportivi e nuovi modi di misurare le performance e gli allenamenti” in programma il 20 Ottobre a Vicenza: ISCRIVITI ALL’EVENTO

 


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3 Settembre 2026

Articolo di Marco Camporese per la rubrica Digital4Sport

 

In Italia, secondo il rapporto Istat del 2025, la quota di persone con competenze digitali almeno di base è pari al 54,3% della popolazione nella fascia compresa tra i 16 e i 74 anni. Un dato lontano dall’obiettivo europeo, che punta a raggiungere l’80% entro il 2030.

In tema di alfabetizzazione digitale, il nostro Paese si posiziona al 19° posto su 27 Stati membri dell’Unione Europea.

Con il termine “alfabetizzazione digitale” si intende la capacità di saper utilizzare internet, media e social network in maniera consapevole e critica. Un’esigenza che riguarda soprattutto le persone della terza età, i giovanissimi e chi ha ancora difficoltà nell’utilizzo delle tecnologie.

Gianni Potti, imprenditore della comunicazione e del digitale, presidente della Fondazione Comunica e promotore dell’evento Digital Meet, sottolinea l’importanza di investire in questa abilità.

Presidente, i dati parlano chiaro: qual è la portata del problema e le sue soluzioni?

Il problema riguarda sia chi deve adottare nuove competenze digitali nel proprio posto di lavoro, per non essere escluso dal sistema produttivo, sia chi utilizza le competenze digitali nella quotidianità o per svago. Il progetto che, come Fondazione Comunica, proponiamo si chiama “Internetxtutti” e nasce per colmare il vuoto formativo evidenziato dai dati.

Il nostro lavoro ha l’obiettivo di far acquisire competenze digitali a tutti i cittadini, per renderli più competenti e consapevoli. Oggi siamo arrivati alla settima edizione. Quando abbiamo iniziato non sapevamo come avrebbe reagito il pubblico; l’ultimo evento che abbiamo organizzato a giugno di sabato mattina ha registrato il tutto esaurito.

Accanto all’interesse del pubblico ci voleva qualcuno che sposasse la causa, e un ringraziamento va a Gilberto Muraro, presidente della Fondazione Cariparo, che insieme al CONI Veneto ha sostenuto l’iniziativa.

Chi sono i principali fruitori di internet per tutti?

I corsi sono rivolti agli iscritti del CONI Veneto ma anche al resto della popolazione: si va dai dirigenti sportivi di 40-60 anni ai ragazzi più giovani.

I corsi sono gratuiti e specialistici. Digital Meet e Fondazione Comunica portano avanti questo lavoro da circa dieci anni, ed è davvero un’altra epoca. Quando siamo partiti, il termine “alfabetizzazione digitale” credo non comparisse neppure sullo Zingarelli.

Abbiamo iniziato scegliendo le province del Veneto, individuando in ognuna 4 o 5 luoghi capofila e organizzando corsi gratuiti insieme alla provincia per i cittadini di quella zona. Poi siamo arrivati alla realtà dello sport, che è una delle più evolute. Ci siamo mossi con lo stesso metodo su aree culturali diverse, con lo stesso obiettivo: fare in modo che anche la persona più anziana possa aprire lo smartphone e trovare informazioni basilari, come per esempio l’orario di un autobus.

Ognuno ha le proprie esigenze: c’è chi con noi scrive un romanzo, chi si guarda i gol della Serie A. L’uso più interessante resta quello di base, in cui ciascuno, partendo dai propri interessi personali, riesce a utilizzare internet, smartphone e social con spirito critico e consapevolezza.

Parlando di sport, c’è un episodio concreto di una società o di un dirigente che ha cambiato marcia in termini di comunicazione grazie a questi corsi?

Ci sono dirigenti e allenatori che avevano già una certa dimestichezza tecnologica e che, dopo il corso, hanno iniziato a lavorare con i droni. Nel calcio si usano tecnologie sempre più all’avanguardia, per esempio per capire come si muovono le squadre in campo e quanti metri percorrono i giocatori. Questi strumenti forniscono così tanti dati che molti allenatori, senza di essi, non riuscirebbero più a impostare un allenamento. È davvero un salto di qualità.

Quali abilità si consolidano per chi esce da questi corsi?

C’è chi fa i compiti a casa con il nipotino che lo aiuta a muoversi nel digitale. Se non sfruttato questo è diventato un fattore di esclusione sociale: se non sai usare almeno un minimo le tecnologie, resti fuori da tante cose. Basti pensare alla Carta d’Identità Elettronica (CIE), che fino all’altro giorno era affiancata dallo SPID. A breve, con la carta d’identità europea, si potranno fare davvero molte operazioni utili nella quotidianità.

Per chi partecipa, il corso è solo uno stimolo ad avvicinarsi al digitale, noi promuoviamo l’avvicinamento, poi ognuno proseguirà il proprio percorso con i docenti digital evangelist di “Internetxtutti”.

Per accedere ai corsi puoi iscriverti gratuitamente QUI