Comunicare lo sport tramite il digitale, la visione di Dino Ponchio

Articolo di Marco Camporese per la rubrica Digital4Sport
Dino Ponchio, presidente del CONI Veneto ed ex tecnico di atletica leggera, ha concesso un’intervista esclusiva, in prossimità dell’evento Digital Meet 2026, in cui ha raccontato i temi digitali connessi allo sport.
In qualità di presidente del CONI Veneto, quali strumenti pratici mette a disposizione questo ente per aiutare le società sportive a digitalizzarsi?
Posto che la classe dirigente delle società sportive è molto datata e poco pratica del mondo digitale, il CONI Veneto ha progettato e messo a terra un piano, “Internetxtutti”, in collaborazione con la Fondazione Comunica, per preparare e informare gli operatori sportivi sull’uso strategico del digitale, partendo dalle basi. Alcuni dei dirigenti più maturi hanno ancora difficoltà a utilizzare la mail. Con questo programma li portiamo a diventare più esperti, fino ad arrivare a programmare. Abbiamo messo a disposizione le competenze, fornendo ormai da sei anni tre livelli di informazione e formazione (base, intermedio e avanzato). In questo periodo abbiamo così aiutato migliaia di dirigenti a impratichirsi con il computer e il mondo digitale.
Ci sono fasce a cui si presta maggiore attenzione in tema di alfabetizzazione digitale?
Gli atleti e i giovani sono molto preparati. I dirigenti, invece, sono i più interessati perché sono i meno reattivi al cambiamento. La nostra missione è sollecitare l’attenzione di chi ha paura ad avvicinarsi, abbattendo le barriere e spiegando che l’accesso al primo livello è semplice. Lo stiamo facendo con contatti diretti attraverso la nostra rete territoriale, che comprende i delegati di ogni provincia, ciascuno dei quali ha una ventina di fiduciari. I fiduciari sono il tentacolo finale della nostra struttura, a contatto diretto con le società di base, e attraverso loro diamo informazioni e raccogliamo adesioni a questo progetto.
Nel suo programma post-Covid di candidatura a Presidente, aveva sottolineato l’importanza di dare uno stimolo all’innovazione tecnologica per favorire la pratica agonistica. Ritiene di essere riuscito in questo intento?
Come CONI abbiamo provato in tanti modi a promuovere il digitale, attraverso la formazione degli operatori sportivi e il progetto sopramenzionato. La strada da fare è ancora lunga e lo stiamo facendo con attività di base. Ci sono dirigenti e presidenti con cui ci si confronta e, per aprirsi al nuovo, bisogna rompere questa barriera di diffidenza. Stiamo cercando di farlo anche incentivando economicamente, tramite il progetto “Sportivamente”, sostenuto dalla Fondazione Cariparo, le società più evolute da questo punto di vista.
Guardando ai prossimi quattro anni, quale pensa che sia la sfida più importante in tema digitale per lo sport veneto?
Credo che il futuro che ci aspetta richieda di essere pronti a tutte le innovazioni. Soprattutto per le società di base, perché al vertice dell’organizzazione sportiva regionale, a livello di comitati regionali e di federazioni, c’è maggiore preparazione. Abbiamo 13.000 società sportive nel Veneto e ancora molte non sono pratiche nell’utilizzo di tutti i mezzi che hanno a disposizione per far conoscere ciò che fanno. Lavorano tanto e bene, ma non lo comunicano. Bisogna che, a livello di comunicazione, usando i mezzi più moderni, ci sia maggior coinvolgimento. Noi lo facciamo, per esempio, portando lo sport nelle piazze, sia a giugno sia a settembre, con la Giornata dello sport e con il Festival dello sport in Veneto. Sono occasioni, nelle principali piazze del Veneto, in cui portiamo le società con i loro gazebo a mostrare come lavorano, per catturare l’attenzione anche dei passanti, dei non addetti ai lavori. Perché le società possano illustrare quello che fanno, occorre utilizzare i mezzi messi a disposizione dalla digitalizzazione e dal variegato mondo di internet.
Come presidente, lei crede molto nella componente sociale dello sport. In che modo può esserci una maggiore integrazione da questo punto di vista?
Con la nuova amministrazione della Regione Veneto, grazie all’aiuto dell’assessore Roma, abbiamo progettato e messo a terra due progetti che coinvolgono sport e sociale. Lo sport si può declinare in centinaia di modi. A me, come insegnante e allenatore, piace molto l’aspetto educativo, rivolto al sociale. Avremo in futuro due progetti. Il primo sulla prevenzione della violenza di genere, che sarà presentato sabato 10 ottobre a Treviso. Il secondo partirà tra metà e fine ottobre e riguarderà la prevenzione del disagio giovanile apparente e soprattutto non apparente. Coinvolge ragazzi che vivono situazioni di disagio e che, attraverso lo sport, vorremmo indirizzare verso una disciplina sportiva e una pratica di vita sana ed equilibrata. È un modo con cui coniughiamo e decliniamo lo sport e il sociale. Lo stiamo promuovendo con tutte le nostre possibilità tramite i social, da Instagram a Facebook.
Lei ha messo in luce il fatto che da decenni una delle sfide più grandi è far sapere ciò che si fa a livello sportivo. La situazione è migliorata?
La situazione è fortemente migliorata, grazie anche all’impegno di atleti che, quando diventano maturi o lasciano il campo, vengono inseriti nelle società mettendo a disposizione la propria esperienza per seguire i giovani, come tecnici o per fare i dirigenti. Questa nuova linfa, che speriamo aumenti sempre di più in percentuale, ha dato una spinta, ma non è ancora sufficiente. Relativamente agli atleti, io dico sempre che, per alimentare la base della piramide dello sport, figure di riferimento. Gli olimpionici vincono due medaglie, quella che prendono sul podio, e quella che metto io sul loro collo, perché con il loro esempio innescano il meccanismo virtuoso per cui i ragazzi e le ragazze che li vedono si appassionano. Nel mio caso, all’epoca ho visto Berutti nei 200 metri alle Olimpiadi e da lì ho cominciato a fare atletica. Oggi i bambini vedono Sinner che vince a Roland-Garros o la Goggia nello sci. Questi sono esempi virtuosi per loro e, per questa ragione, vanno doppiamente valorizzati.
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