Colloqui di lavoro con l’intelligenza artificiale: il futuro dei processi di selezione?

12 Febbraio 2026
Green-Photo-Holiday-Merry-Christmas-Postcard-1200x851.png

Cosa fareste se a un colloquio di lavoro per una posizione per la quale vi siete candidati invece che con una persona vi trovaste a parlare con un’IA? In Italia sempre più aziende fanno affidamento ai recruiter AI per la selezione dei candidati.

Tuttavia, se da un lato l’IA offre una maggiore efficienza nei processi e innovazione, dall’altro solleva importanti questioni etiche legate a trasparenza, equità e responsabilità. Se non governata correttamente, infatti, può amplificare discriminazioni già esistenti, in particolare di genere.

Secondo uno studio condotto dall’Università della Calabria e dal Politecnico di Bari, i dati e i modelli utilizzati dagli algoritmi non sono neutrali, ma possono riflettere bias umani se chi li progetta non presta particolare attenzione. Per questo motivo è fondamentale una leadership consapevole e una supervisione umana continua, in modo da assicurare equità, spiegare le decisioni prese dall’IA e prevenire effetti discriminatori.

L’uso dell’IA nelle aziende è ancora relativamente limitato rispetto alla consapevolezza del suo potenziale. Per questo, è necessaria formazione specifica e regole chiare. Se ben implementata, l’IA può rendere le aziende più inclusive e aiutare a valorizzare i talenti, senza però sostituire completamente i recruiter umani. In sintesi, l’IA può migliorare il lavoro delle risorse umane, ma occorre prestare attenzione a non creare nuovi problemi etici o discriminazioni.

Accanto a questa analisi teorica, esperienze pratiche mostrano le sfide dell’IA nella selezione del personale. Una giornalista di Vanity Fair racconta la sua esperienza di colloquio con un avatar di IA chiamato Lucy, sviluppato da un’azienda di HR. Lucy pone domande, ascolta le risposte e assegna un punteggio, ma manca di empatia e comprensione del contesto sociale: non coglie emozioni, toni o segnali non verbali. L’interazione risulta spesso meccanica tanto da diventare frustrante, e il candidato riceve alla fine una valutazione impersonale, piuttosto che un feedback significativo.

Questa esperienza mette in evidenza come l’IA, pur efficiente, possa perdere quegli aspetti umani che sono fondamentali nei processi di recruiting, come l’intuito, la chimica personale e le competenze relazionali. In pratica, il colloquio con IA può risultare freddo e insoddisfacente, sottolineando la necessità di un equilibrio tra tecnologia e supervisione umana.

In conclusione, l’IA sta entrando rapidamente nei processi di selezione e nei colloqui di lavoro, offrendo nuove possibilità ma anche sfide etiche e umane significative. Il futuro del recruiting richiederà quindi non solo competenze tecnologiche, ma anche consapevolezza dei limiti e dei rischi dell’intelligenza artificiale.